verità

Le verità non nascoste

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In questi giorni è andato in onda sulla tv pubblica un servizio verità che ha lasciato a bocca aperta molte persone ma che forse non ha stupito chi, a proposito della tutela della propria salute, ha già raggiunto un certo grado di consapevolezza su ciò che viene normalmente e in modo quasi “familiare” venduto sugli scaffali dei nostri supermercati.

Il colosso Johnson and Johnson è stato condannato ad un risarcimento di 72 milioni di dollari da pagare alla famiglia di una donna morta di cancro alle ovaie dopo aver usato per 35 anni il talco di questa azienda: il gruppo sapeva dei rischi di cancro legati al prodotto e ha “omesso” di informare i consumatori.

Ma cosa permette a questi prodotti di continuare ad essere venduti? Gli ingredienti riconosciuti come nocivi o potenzialmente tali sono consentiti all’interno dei prodotti che vengono approvati per la messa in commercio purché non superino le quantità, arbitrariamente stabilite per legge, che “in teoria” non dovrebbero provocare alcun effetto collaterale.

Spiegata in questi termini è impressionante, vero?

A quanto pare però, come risulta evidente da questa sentenza, gli effetti collaterali (persino i tumori!) sono una realtà con cui fare i conti, non solo se si utilizza un singolo prodotto per decenni ma soprattutto se consideriamo il fatto che ne usiamo quotidianamente ben più di uno: l’accumulo di sostanze chimiche di sintesi nel nostro organismo è un pericolo reale da cui dobbiamo metterci al riparo.

Impiegata nell’industria alimentare (additivi, coloranti, conservanti), in agricoltura (pesticidi, fertilizzanti), ed in quella farmaceutica, la chimica di sintesi è ormai ovunque: nei cosmetici, nei saponi, negli shampoo, nei dentifrici, nei detersivi, nei tessuti e nei mobili delle nostre case. Molte di queste sostanze sono state definitivamente catalogate come pericolose, tossiche o addirittura cancerogene, poiché alterano la struttura del DNA, disturbano il sistema endocrino e possono provocare infertilità!

verità cosmesi

La cosmesi­­­­, anche quella definita “biologica”, è uno dei settori dove le sostanze di sintesi, incompatibili con la biologia del nostro corpo, sono maggiormente diffuse. Le troviamo sotto forma di  conservanti, coloranti, aromi, emulsionanti aggiunti o sostanze utilizzate nei processi di estrazione e lavorazione dei principi attivi. Per esempio l’innocente termine “parfum” o “fragrance”, presente in quasi tutte le etichette, nasconde un universo di sostanze chimiche di sintesi.

Negli USA è stato pubblicato un libro, “Beauty to die for” (Bellezza per cui morire) di Judy Vance, dove vengono elencati gli effetti collaterali negativi delle sostanze chimiche di sintesi comunemente utilizzate in cosmesi.

Per chi ancora non l’ha visto invece consiglio questo video davvero significativo: La storia dei cosmetici.

Come tutelarci?

Leggendo le etichette dei prodotti che stiamo per acquistare dedichiamo 1 minuto per proteggere la nostra salute e quella dei nostri cari!
Ecco un elenco di ingredienti di sintesi che dovreste evitare se presenti in etichetta, proprio perché nocivi (la lista più dettagliata si può trovare in questi due post “Il linguaggio segreto dell’INCI – parte 1 e parte 2”):

  • CONSERVANTI: Paraben preceduto da Methyl, Ethyl, Propyl, Butyl. Imidazolidinyl Urea, Bromo, Methylisothiazoline, Methylchloroisothiazolinone, Formaldehyde;
  • ANTIOSSIDANTI: Butildrossianisolo (BHA), Butildrossitoluolo (BHT):
  • EMULSIONANTI-STABILIZZANTI: Polysorbate 20 o 60 o 80, Methyl cellulose, Stearyl tartrate, PEG (seguito da numeri);
  • PROFUMI: Parfum, Fragrance, Aromi;
  • VARI:  Paraffinum liquidum, Mineral Oil, Petrolatum, Isopropyl, Propylene Glycol, Butylene Glicol, Zinc Oxide e Dioxide, Titanium Dioxide.

Concludo con un’altra verità: se non siamo noi in prima persona ad impegnare una parte del nostro tempo, anche con le nostre frenetiche vite, per prenderci cura della nostra salute e di quella dei bambini – che non possono scegliere da soli – di certo non lo farà qualcun altro al nostro posto.

A presto,

Caterina

Per conoscere i prodotti sicuri che io ho scelto, visita la mia Pagina Aziendale

    • Vincenzo Silvestro
    • 9 maggio 2016
    Rispondi

    carissima Caterina, con la tua solita sintesi e chiarezza, hai esposto un argomento complesso e sfaccettato. La molla che deve far scattare noi la voglia/necessità di informarci e formarci in merito, è racchiusa nella frase con cui concludi il tuo articolo, che condivido pienamente! Buona consapevolezza a tutti 😉

    • STEFANO MORONI
    • 16 maggio 2016
    Rispondi

    Concordo appieno con l’amico Vincenzo, soprattutto dopo la lettura di questo articolo e a maggior ragione dopo aver letto in molte interviste, a proposito di questo scandalo, il bieco tentativo di sminuire i fatti, di giustificare quanto è accaduto e ancora accade, come un qualcosa di scientificamente irrilevante. “Non se ne parla più da anni”, “nessuno può provare la correlazione” questi i commenti di molti “esperti” del settore che nemmeno davanti ad una tragedia e una pesantissima condanna trovano l’onestà di affermare che molto probabilmente le piccole quantità di sostanze “dichiaratamente tossiche” che è stato concesso alle aziende di immettere sul mercato sono, a lungo andare, estremamente pericolose. Questa evidente realtà dei fatti, scritta a chiare lettere sui contenitori dei barattoli che troviamo sugli scaffali dei negozi, per quanto sia molto più semplice vivere ignorandola, nuoce gravemente alla nostra salute!

    • Rispondi

      Penso non ci sia nulla da aggiungere rispetto a quanto già perfettamente espresso da voi… Grazie per il vostro apprezzatissimo contributo! Caterina

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Caterina Cariello

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